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Raffaele Procacci
CON I COLORI DEL CIELO E DELLA NOTTE
Si dice che l’Inter sia pazza, ma deve proprio somigliarle chi, considerato lo stato di salute in cui versa la poesia, ha voluto dedicarle un’antologia con il ritmo e il metro classico dell’endecasillabo in quarta rima.
Cento poesie per raccontare cento anni di storia della «Beneamata». Una storia di artisti e di pionieri, di saggi e squilibrati, di campioni e di gregari. Una rassegna di trionfi e di disfatte, di vertici e di abissi, di distonie e vertigini, di attese e sofferenze senza fine. Illusione e disincanto fusi nel crogiuolo d’una passione antica e irriducibile.
Secondo svenevolezze, turbolenze ormonali e proprietà semantiche a suo tempo certificate da Gianni Brera, l’Inter è creatura squisitamente «femmina». Di qui il suo fascino. E la perdizione dei suoi tifosi.
Ci sembra tuttavia impropria l’equazione «interista uguale masochista». Più semplicemente, i tifosi in generale, e quelli nerazzurri in particolare, amano la propria squadra per quello che essa è, non per quello che vorrebbero fosse. L’amano senza conoscerne il motivo, perché se lo conoscessero, e soprattutto la conoscessero fino in fondo, smetterebbero di farlo. Voi dite?
La conquista, dopo quello «amministrativo» del 2006, del quindicesimo scudetto, tutto vero e tutto suo, consentirà all’ineffabile «Beneamata», in occasione dell’imminente Centenario, di indossare il vestito tricolore della festa lungamente attesa. Per i suoi impagabili tifosi, la quaresima è finita.
E un calciatore con questo cognome, appunto Quaresima, battezzato Bruno, classe 1920, non poteva che giocare nell’Inter (campionato 1947-’48: 25 presenze, 16 gol).
Ma si può? Certo che si può. O non sarebbe più lei…

